Domingo a Mèrida

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Domingo a Mèrida

Il sabato sera trovo finalmente il ristorante Amaro, era nella Calle 59 ma nascosto perché è all’interno di un patio molto ampio e molto bello. Intorno ci sono esposti quadri di un pittore sconosciuto mentre i tavoli sono nel mezzo e sulla destra c’è un palco per ora vuoto.
E’ la prima volta che ordino due piatti, di solito mi basta un piatto ma questa volta mi ispira. Ci sono molte cose vegetariane e io prendo una insalata e poi un poc-chuc (carne di maiale alla griglia …). Da bere finalmente un po’ di vino.
A un certo punto arriva il cantante, un ragazzotto barbuto e dall’aria triste. Tira fuori la chitarra e inizia a cantare canzoni tristissime e melanconiche; per fortuna nel tavolo davanti a me si siede una turista penso americana molto carina che tira fuori un sigaro e sembra abbia tutta l’intenzione di fumarlo. Chiede al cameriere qualcosa per tagliarlo e poi ordina un tequila … non male !!!
Tenta di accendere il sigaro con dei fiammiferi ma non ci riesce allora intervengo con il mio accendino, poi le spiego in che ordine bere la tequila, prima il sale poi la tequila d’un sorso e poi il limone. Mi ringrazia, sorride ma niente di più … peccato.
Esco dal ristorante e vado un po’ in giro per Mèrida, il centro storico è diventato tutto pedonale perché è sabato, ci sono i tavolini in mezzo alla strada e un’aria di festa. Vado nel mio locale preferito e ordino una margarita che arriva velocemente ed è praticamente una jarra de margarita (un boccale intero!).
Accanto a me si siedono quattro italiani. Lo capisco subito dal fatto che una delle ragazze chiede al cameriere quanto alcool c’è in ogni cocktail del menu, tipico da italiana! Li ignoro e faccio di tutto per non far capire che sono italiano. Ancora è troppo presto per sentire nostalgia dell’Italia!
All’angolo del bancone c’è sempre il vecchietto della sera precedente che si beve il suo bicchiere di vino e ogni tanto tira fuori una Marlboro tremolante che si mette in bocca e fuma con difficoltà.
Al tavolino davanti al mio ordinano qualcosa che viene servita in un bicchiere lunghissimo e stretto. Chiedo al cameriere cos’è : una cerveza oscura … vabbè …
Un mendicante mi chiede i soldi e cerco degli spiccioli ma non ce li ho e allora, visto che ha una sigaretta, gli lascio tre sigarette. Questi mi ringrazia ingoiando il mozzicone che aveva in bocca, masticandolo e poi ripresentandolo acceso sulle labbra … sorrido.
Dopo il secondo margarita vado via (in piedi e senza barcollare per fortuna). Pensavo di andare in uno dei locali in Calle 60 che stasera spero siano pieni.
Sui gradini di una chiesa una ragazza mi chiede una sigaretta, mi invita a sedermi e iniziamo a chiacchierare (per quanto possa chiacchierare in spagnolo …). Mi dice che è yucateca, e io ho pensato che fosse una puttana poi mi viene in mente che semplicemente yucateca è una abitante dello Yucatan! Siamo andati in un locale insieme, abbiamo bevuto un po’ di birra insieme, abbiamo guardato uno spettacolo di alcuni trans, abbiamo ballato, abbiamo fumato e parlato.
Alla fine le ho chiesto di venire nel mio albergo e accetta, ma poi ci ripensa e mi dice di andare da lei.
Prendiamo un taxi e ci fermiamo a comprare un po’ di birra e botanas (che poi sono patatine e cose del genere …).
Casa sua non so dov’era, il taxi ci lascia in una periferia oscura. La casa era piccola (naturalmente ad un piano) con due stanze, cucina e camera + bagno. La camera non aveva letto, ma solo una grande amaca … cazzo … un’amaca … mi mancava !!!!
Nelle amache dello Yucatan si dorme e si riposa benissimo anche in due, ma la mattina alle sette il sole ti sveglia, anche se la casa era abbastanza fresca, fatta di foratoni non intonacati.
Mi chiede se voglio fare il desayuno e se mi andava bene la cochinita, io non ho idea di cosa sia, spero non siano cavallette, ma nel dubbio le dico che va bene, al limite prenderò solo il caffè.
Va via in bici e torna dopo mezzora con una borsa con dentro una pentola, un bottiglione di due litri di coca cola e un paio di sacchettini di cose bianche e verdi … ah anche le immancabili tortillas di mais!
Dentro la pentola c’è la cochinita pibil che mi sono ricordato di aver mangiato qualche sera prima e si tratta di carne di maiale tagliata a fettine e cotta in un liquido rossastro !!! Beh … almeno non sono cavallette anche se la mattina alle otto non è male come colazione.
Mentre sto mangiando arrivano un uomo piccolo ma dai capelli nerissimi insieme ad un bambino di sei anni, si presenta, mucho gusto, e poi inizia a disboscare con un machete il giardino dietro la casa. Lei mi dice che sono i padroni di casa e lei abita li da poco.
Dopo un po’ arriva una donna sui cinquanta, la moglie, piccola ma chiacchierona già di mattina. Prende le tortillas, le divide in due parti, e ci mette dentro la cochinita aggiungendo poi il contenuto dei due sacchettini : in uno cipolla bianca nell’altra il chile, ottimo per iniziare la giornata !!!!
Finito di mangiare questa donna inizia a parlare al cellulare con non so chi ma molto agitata riguardo a una perra (cagna) che morde …
Intanto vengo invitato al pranzo e ci penso un po’ … ma vuoi mettere un pranzo domenicale in un posto imprecisato nella periferia di Mèrida, Yucatan ? Ho accettato.
La donna mi spiega che il primo marito fa lo chef a Hong Kong ed è scappato qualche anno prima lasciandole due figli ormai grandi (27 e 24 già casados). Il terzo è questo che ha fatto col nuovo marito. Il nuovo marito è originario maya e si vede. Ha 54 anni, capelli nerissimi, muscoli dappertutto e si ferma solo per fare colazione un attimo e poi via col machete nel giardino (che io all’inizio credevo fosse il principio della foresta, ma che piano piano scopro che davanti c’è un’altra casa e altre nei dintorni).
La donna se ne va col bambino spiegandomi che farà il pollo asado con sopa. Benissimo, qualcosa di conosciuto!
Torniamo a letto, anzi sull’amaca e dopo un po’ mi riaddormento.
Quando mi sveglio la trovo col tubo da irrigazione che sta pulendo tutta la casa (che poi non ci vuole molto).
La aiuto a rimettere a posto le sedie, che poi sono sedie della Coca-cola così come i tavoli prelevate chissà da quale bar. In tutti i paesi sperduti dello Yucatan esiste un posto con sedie e tavoli della Coca-cola.
Dopo un po’ verso mezzogiorno ritorna la donna col bambino e una pentola enorme. Tira fuori un paio di polli già puliti e li guarnisce con cipolla rossa e bianca. La cipolla rossa mi spiega che costa 23 pesos (credo al chilo) mentre quella bianca costa solo 2 pesos ma servono entrambe per il pollo asado.
Insieme alla pentola porta anche 4 bottiglioni da 2 litri di cerveza Sol.
Iniziamo a bere, e si ferma anche il guerriero maya col machete in mano per bere con noi, non suda, beato lui! Io inizio a sentire il caldo.
Mi vengono offerti degli infradito al posto dei sandali e boh …. mi stanno bene! Poi provano con dei pantaloni corti ma dopo diverse prove non ce la posso fare, troppo enorme per i pantaloni di un messicano. Tengo i miei pantaloni lunghi e mi tolgo la camicia.
Verso l’una arriva davanti alla porta una specie di camion all’americana e scendono cinque donne e un uomo (tre erano nel cassone di dietro) e allora vado a rimettermi la camicia (lo stile innanzitutto). Saluti e baci e mi presentano come l’amigo italiano, ma qualcuna inizia già a parlare di novio (inizio a preoccuparmi che non mi lasceranno più andare via). Poi iniziano a parlare velocemente in spagnolo e mi perdo, meno male che c’è la birra e ce n’è per tutti visto che anche loro ne hanno portata altri tre o quattro bottiglioni sempre di Sol (s’avesse a mescolare …).
Arrivano anche le botanas che poi sono un po’ piccanti a causa della salsa di chile sparsa sopra. Il maya porta anche dei semi verdi che è un chile di razza diversa che non brucia nello stomaco come quello classico.
Io li provo tutti ma bruciano comunque e la bocca va a fuoco e bevo ancora birra.
L’atmosfera inizia a diventare come nelle soap opera messicane. Donne sedute in circolo a parlare e spettegolare, birra che scorre a fiumi, ma di cibo ancora nulla. Finalmente il pollo è stato messo a bollire sulla fiamma viva del carbone. Per fortuna il fuoco viene acceso fuori dove oramai si inizia a vedere la fine della foresta e già sembra qualcosa simile a un’aia o ad un giardino di sassi.
Le donne più anziane vengono chiamate Mama o Mamita in segno di rispetto. Sono naturalmente tutte sposate ma i mariti non si sa dove siano, in compenso secondo me tra l’uomo (veramente orribile) e una delle donne c’è del tenero anche se lei ha il marito che la chiama al telefono ogni mezzora.
Verso le due e mezzo arrivano anche i figli e i nipoti di Mama Sele (la donna del pollo asado). Arrivano anche loro con queste specie di camion. Per fortuna non c’è segno di bambini (a parte il primo). L’atmosfera sta diventando veramente interessante con una ventina di persone divise tra questa stanza, l’aia dietro e il giardino (!) davanti.
Uno che si qualifica come il fratello giovane di Mama Sele ha una maglia a maniche lunghe che mi sembra veramente fuori dal mondo, glielo chiedo (non so in quale lingua!) e quindi mi fa vedere gli eritemi (o ustioni ????) e allora capisco.
La birra finisce e allora vanno a prenderne altra. 6 bottiglioni ancora (che in totale fa 28 litri per ora …) più un po’ di lattine di un tipo diverso che bevono un paio di donne, evidentemente abituate a birre di classe superiore.
Il fratello di Mami fa il macho e mi spiega una sua teoria.
Secondo lui in Yucatan non c’è delinquenza nè proteste perché gli uomini sono bravi a fare sesso e questo tranquillizza le donne che non li istigano a ribellarsi contro il potere … bella teoria !!!
Poi mi dice che ha una moglie di 35 anni e un’amante di 24 …. gli faccio i complimenti considerando che è un uomo di un metro e sessanta e cento e passa chili !!!!
Alle cinque Mama Sele esce a comprare la sopa (devo capire dove comprano le cose di domenica … mah!).
Finalmente verso le sei qualcuno inizia a mangiare. Ma non tutti insieme come in una qualsiasi tavola italiana. Un po’ di persone per volta e una volta che uno ha finito si alza dal tavolo e lascia il posto a qualcun altro.
Inizio ad essere veramente stanco, birra e pollo asado e poi ancora birra. Bevo anche perché se vedono il bicchiere vuoto te lo riempiono, e allora pensi di lasciarlo a metà, ma ti riempiono anche quello a metà e poi ti chiedono perché non bevi … e allora bevo per non deludere l’ospitalità.
Verso le sette e mezzo inizia a calare la sera. Qualcuno finalmente inizia ad andare via, altri invece danno segno di borrachamento, soprattutto le donne, ma non si fermano nel bere.
Qualcuno mette della musica da un cellulare. Roba molto messicana, ma a un certo punto appare Laura Pausini col suo improbabile spagnolo e per un secondo provo nostalgia.
Finiscono le sigarette ma anche questo problema viene risolto subito. Misteriosamente dopo un po’ ricompaiono e quindi si può continuare a chiacchierare bere fumare mangiare ….
Spero verso le nove che vadano via tutti. Io neanche so dove sono e nessuno mi vuol accompagnare a prendere un taxi.
Mi spiegano che è necessario che io resti con lei perché è segno di mancanza di rispetto andare via senza di lei e allora mi rassegno.
Il maya ha smesso col machete e ha dato fuoco alle sterpaglie così c’è un fumo che non ci si vede. Poi inizia a parlare con me di calcio. Mi spiega che il Messico è una squadretta perché non ha le palle e ai mondiali non va mai dopo i quarti perché dopo aver passato gli ottavi festeggiano invece di concentrarsi alla partita successiva.
Poi mi fa anche il pronostico per Brasile 2014. Primo Brasile poi Italia e poi Argentina. A quel punto io sono contento perché se un maya mi dice che ci saremo nel 2014 allora forse ha un calendario più aggiornato di quelli che circolano per il mondo.
Dopo un po’ però anche lui inizia a venirmi sulle palle : mi prende in giro con pizza, peperoni, mafia, ecc. ecc. …
Alle dieci e mezzo finalmente il Domingo a Mèrida è finito. Sono esausto. Andiamo a prendere un autobus e andiamo in centro a Mèrida.
Quello che vorrei è andare in albergo e riposarmi ma le mi convince e andiamo in un altro locale e ordiniamo (cosa ???) un secchio con dieci birre da 25 cl!!!
Finalmente arriviamo all’albergo.
La mattina per fortuna lei se ne va. Mi saluta e io posso partire per il Chiapas.

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Zipolite

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Zipolite ti cattura. Come il granchio che l’altro giorno mi dette una sua zampata ( o chelata ? che poi chela è birra in slang e … vabbè torniamo al tema …) senza farmi apparentemente nulla. Dopo qualche giorno il mio piede soffriva e non capivo il perché … poi mi son ricordato di quel giorno e ho capito. I granchi di Zipolite sono come gli abitanti … basta che ti tocchino appena e rimani per sempre legato a loro.
Zipolite ha una bella colonia di italiani. Quelli un po’ sperduti, quelli che in Italia non esistono più. Che vogliono vivere di poco come cose da possedere ma di tanto come emozioni da provare.
E qui ce ne sono di emozioni da provare. Lì per lì dici .. cazzo … ma ci saranno si e no cinquemila persone in questo posto … un po’ come Loro Ciuffenna … solo che qui vivono tutti e non stanno come i loresi attaccati alle televisioni !!!
Dormendo a Villa Escondida e quindi lontano dalla spiaggia senti soprattutto i rumori di Zipolite … quando non vuoi esserci ti richiama comunque con quei rumori di salsa, di fiesta, di vida messicana.
E allora scendi giù … attraversi il bosco (bosco tropicale con farfalle bellissime e rumori di animali sconosciuti …) e arrivi sulla carrettera … la strada che collega Huatulco a Puerto Escondido asfaltata da non troppo e comunque piena di sabbia come è giusto per una strada litoranea.
Fai 200 metri e vedi la strada interna in terra battuta ? no in sabbia battuta diciamo … ma che poi arriva al canale e non al paese perché il paese sta di là dal canale e il canale di solito è asciutto ma in questo periodo è molto fluente.
Fai qualche metro e sei sulla spiaggia. Alla izquierda ci sono bar e ristoranti improbabili sulla spiaggia … ma quella è la parte da fare di mattina per avere un po’ di mare molto agitato … Di sera merita andare verso il centro (chiamalo centro !!!).
La spiaggia è famosa su Internet perché la chiamano la spiaggia dei morti ma invece si chiama Playa del Amor … e solo qualche stronzo gringos ha pensato che siccome qualche ubriaco eccessivo si è praticamente suicidato andando verso le onde allora la spiaggia doveva chiamarsi dei morti … ma i morti sono pochi e tutti legati a quello che significa Zipolite per l’animo umano … un’alterazione perenne dei sensi.
Quindi vado a destra … il primo stop obbligato è da Kevin, canadese trapiantato e la moglie messicana che tengono alcune cabanas e un bar aperto tutto il giorno dove si ritrovano tutti gli stranieri di lingua inglese bevendo birra e …. bevendo birra. Solo uno, che ha zipolite addirittura tatuato addosso si permette di bere tequila o mezcal … uno del Nevada o chissà dove .. solitario come sono solitari tanti personaggi di qui …
Ti bevi le tue due birrette ascoltando quell’inglese americanizzato di cui non capisci un cazzo … l’unica perla è la moglie di Kevin, la messicana, sempre dolce e soave anche se sempre impegnata in lavori da uomo mentre Kevin tranquillamente serve birra e fuma sigarette americane (John Black … o qualcosa del genere …) che puzzano un po’ e non credo che siano migliori di quelle messicane.
Da questo posto ho fatto le foto al tramonto senza nuvole .. una cosa molto rara da queste parti … visto che la sera si addensano sempre nubi sul tramonto. Un tramonto lindo … per una volta.
Se non è tardi puoi comunque, tra una birra e l’altra, farti un bagno, che qui consiste nell’avanzare verso le onde impetuose e cercare di non farsi trascinare … proprio qui il mio granchietto mi ha salutato azzannandomi il dito medio del piede sinistro.
Espletati gli obblighi di buon vicinato (con la moglie di Kevin ho fatto il viaggio fino a Città del Messico) puoi ripartire, che vuol dire togliersi le ciabatte (o i sandali o quello che è) e avventurarsi per la spiaggia piena di buchetti che sono la dimora di granchi e granchietti … ma non esistono problemi visto che sono impegnati a scavare ….
Prima del canale trovi il Sal y Pimienta, uno dei migliori ristoranti anche se il fatto che sia in spiaggia non ti fa arrivare con la tenuta classica da ristorante ma spesso in costume e maglietta … comunque puoi mangiare il pesce ad un prezzo strepitoso e, naturalmente come in tutto il Messico, prendi solo un piatto ché ti basta e avanza …anche qui pieno di anglosassoni ….
Un altro posto molto strano è la Luna Azul (ma si chiama così ? non ricordo …) … di pomeriggio è vuoto e tranquillo ma la sera si riempie di freak che ballano musica strana … il bello sono le amache, comodissime, che ti permettono di bere altre due birre tranquille. (Le birre per ogni locale non possono essere meno di due … ne va del rispetto che hai verso il luogo …).
Mi son dimenticato, ma vale solo per la sera e la notte del Bang Bang … locale di un canadese di nome Paco (?) e della moglie messicana di DF (Mexico City). Un posto pieno degli zipoliteni messicani … dove puoi fare tardi o tardissimo bevendo e giocando a biliardo.
Dopo il canale, che attraversi bagnandoti i piedi (ma tanto si asciugano subito e comunque avere i piedi bagnati è l’ultimo dei problemi di chi vive qui) trovi una serie di bar e ristoranti che hanno anche cabanas per dormire.
Al tramonto di solito prima del canale trovi i messicani che si fanno una partita di calcetto su spiaggia e sono molto agguerriti e impegnati, quindi quando passi cerchi di evitare il pallone e i giocatori … potrebbe andarti male la serata se danneggi qualcuno durante il tuo passaggio …
Quello che voglio ricordare, anche per la cameriera equilibrista, è il Dos Estrellas … luogo di incontro di gente sperduta durante i pomeriggi lenti di Zipolite. La cameriera di solito è a sedere con amici o col novio …. e quindi vai da lei e le chiedi se può servirti una birra o altro … e poi ti sistemi al tavolo se vuoi mangiare qualcosa oppure direttamente sull’amaca cercando di dondolarti mentre aspetti la tua chela (birra…).
Quando è caldo è normale che la cameriera invece di servirti si tolga i vestiti e in costume si faccia un bagno veloce in mare … ma tu non preoccuparti, al ritorno anche se completamente bagnata è pronta per servirti la prossima birra.
Naturalmente nell’amaca durante i pomeriggi afosi è probabile che ti addormenti ma nessuno ti viene a svegliare nè tantomeno c’è una scadenza per pagare. Quando ti svegli ti guardi in giro, ti alzi dall’amaca (operazione non semplice per i novizi) e cerchi la cameriera che sta sicuramente fumando insieme ai suoi amici. Le chiedi il conto e paghi, dandogli ovviamente la propina, dato che la propina si da davvero a tutti !!!
La spiaggia l’ho fatta tutta fino in fondo .. ci sono altri locali ma che non ho frequentato .. tipo il Nice to be on the beach to do nothing o la Posada Mexico …
In fondo alla spiaggia ci sono i lettoni con tanto di tende per allontanare il caldo … poi ci sono El Cosmico, residence a buon prezzo e El Alquimista, nome preso forse da Coelho, molto caro e riservato ad una clientela esigente che organizza corsi yoga e di kung fu .. ma ad ottobre in bassa stagione non c’è nessuno.
Verso le sette e mezzo o le otto … quando inizia a crepuscolare … imbocchi uno dei sentieri che ti portano nella strada principale, che poi è l’unica veramente asfaltata.
Non ci sono molti locali … ma un paio di internet point, il market con le sigarette e il Cafè Zipol in cui si mangia anche bene.
All’inizio della strada principale c’è la zona italiana … Gourmet Latino, Babel Cafè (che era chiuso quando c’ero io …) e i ristoranti El Mare, la Piedra de Fuego e altri che non ho provato e quindi non mi ricordo.
Gourmet Latino è un alimentari italiano, dove trovi vino, pasta, salumi e tutto quello che un italiano necessita, finanche il caffè e l’olio d’oliva.
La Piedra del Fuego (Orazio ?) fa del buon pesce e spendi poco.
Gli italiani alle otto circa di solito si trovano a El Mare che oltre che ristorante funge da aperitivo.
Ti bevi i tuoi bicchieri di vino insieme ad altri italiani che immancabilmente ogni sera si trovano lì (e ce ne sono di personaggi….) e quando ti viene fame puoi fart un primo buonissimo alla italiana (carbonara, amatriciana, pesto, puttanesca, ecc.) cucinato da Mauro che è bravissimo.
A questo punto della serata possono scattare le più improbabili varianti al tema della serata tranquilla.
I personaggi adesso non li racconto ma ricordano bene gli americani di Banana Republic di Dalla e De Gregori con le ovvie personalizzazioni italiane.
Magari pensi che sia noioso ogni sera trovare le stesse persone che in tutto il giorno non hanno fatto nulla e quindi non hanno molto da raccontare e invece in quindici giorni son riuscito a variare argomenti e pettegolezzi zipoliteni da scriverci un libro.
Sul fine serata esistono tante possibilità … alcuni preferiscono andare a casa verso le dieci, altri (che naturalmente ho seguito) mi hanno portato al Bang Bang per un rifornimento di alcool non indifferente e una volta sopravvissuti a questo, il venerdì o il sabato, puoi fare un salto alla Puesta … disco bar pieno dei peggiori messicani e messicane.
Perché poi le messicane non sono così elevate come nella canzone di Mango … come dice Turi tu provi con dieci, ma alla quinta hai già trovato almeno tre che ci stanno …
Come vanno a finire le serate sono cavoli miei … di solito ti fai riportare a casa da un taxi (costo limitato), altrimenti a piedi, al buio ascoltando tutti i rumori del bosco tropicale e magari mezzo ubriaco e senza sigarette.
Dopo una certa ora è da evitare la spiaggia di Zipolite … dice che rubano e soprattutto se fai come quei due che si sono addormentati ubriachi nella spiaggia e si sono risvegliati senza macchina fotografica, portafoglio e altre quisquilie … beh non ti devi lamentare … quando esci a Zipolite ti porti i soldi necessari a bere e mangiare e le sigarette, il resto è superfluio …
Altro posto di un milanese scoperto l’ultimo giorno è vicino al Puesta …. fa anche Negroni e Americano …
Il mio racconto è molto superficiale … mancano le atmosfere, i ritmi, gli ambienti per cui Zipolite passa da posto dimenticato dal mondo a posto dove non te ne andresti mai. Ma questo non ve lo racconto … o venite a viverlo o sperate che una sera magari pagandomi da bere ve lo possa raccontare io.

Il viaggio

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La vita è un viaggio di sola andata senza ritorno.
Sì, a volte pensi di tornare indietro e far funzionare quello che non funzionava ma spesso questo si rivela qualcosa come guardare il tuo vaso preferito rincollato alla bell’e meglio. Il ricordo di quello che era ti provoca piacere ma vederlo adesso così ti fa solo compassione.
La vita non è fatta per vivere di compassione ma con passione (scusate il gioco ridicolo di parole …).
Questo viaggio mi provoca piacere perché è un viaggio di sola andata ed ogni volta ricominci da capo … inizi a conoscere i luoghi storici, le abitudini, le usanze del posto.
Certo a Mèrida se fosse andata in un certo modo sarei rimasto altri giorni … certo a San Cristobàl se gli italiani che ho conosciuto fossero stati più entusiasti e vivi sarebbe stato diverso … ma poi alla fine ti rendi conto che ogni parte di questo viaggio è stata vissuta fino in fondo seguendo solo l’istinto.
L’istinto che ti porta ad ascoltare il tuo corpo che ha un sacco di cose da dirti ma che molte volte viene usato solo per spostare la mente da un posto all’altro. E invece anche una sola dermatite o un pizzico di zanzara che ti brucia può farti capire se quello è il posto giusto o meno … se la strada è, come dice Don Juan, con il cuore oppure no … e se devi convincerti che sia quella giusta allora puoi star sicuro che è sicuramente quella sbagliata e devi ricominciare.
Qui è facile ricominciare, prendi un autobus, ti fai 9 o 10 ore di viaggio e ti ritrovi da un’altra parte. Più difficile farlo rimanendo nello stesso posto, con le stesse persone, ereditando rapporti che dovrebbe essere chiusi e che si riaprono senza che tu lo voglia.
Però il viaggio serve a questo, ad imparare a sentire il proprio corpo, gli odori, le sensazioni, le facce di chi incontri.
Anche le camere degli alberghi contano … ci sono camere in cui entri e ti senti a casa … altre in cui vorresti scappare subito … e dovresti farlo. Anche perché ho imparato che se la camera d’albergo non ti fa sentire a tuo agio trovi più difficoltà a farti piacere quello che vedi durante il viaggio.
Mi piace comunque il fatto che niente di questo viaggio è definito e che decido volta per volta dove andare, cosa fare, se restare o partire.
In un mese col viaggio ho speso quello che riscuoto in un mese e quindi sono perfettamente in linea con il mio budget. Ma se fossi stato più accorto avrei anche risparmiato qualcosa … è facile dirlo dopo .. l’esperienza insegna.
Tutto questo per dire cosa ? Chi lo sa … io sto viaggiando … non faccio bilanci emotivi e non credo che da questo viaggio arriveranno risposte stupefacenti … penso che il mio habitat naturale sia il viaggio e col viaggio soddisfo il mio piacere primordiale.

Oaxaca

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Oaxaca e’ veramente un bel posto … una cittadina provinciale con ritmi molto calmi, molto ordinata, molto culturalmente elevata.
Si vedono figure molto piu’ ricercate, molti piu’ universitari … anche dal numero dei musei e dal fatto che ci sono i cartelli per trovare i monumenti e qualsiasi cosa di interesse pubblico.
Ma come tutte le citta’ di provincia culturalmente elevate si vede che le persone cercano di essere una elite … e quindi difficili da raggiungere … anche se qui ho visto il mio primo concertino jazz … Dopo una settimana poi ti vengono a noia i messicani che festeggiano la patria, i venditori di separatori di libri (?), i mendicanti che chiedono direttamente soldi o sigarette… hai un po’ bisogno di aria nuova e anche di caldo che quassu’ a 1500 metri devi dormire con la copertina e di giorno si arriva si e no a 26 gradi.
Molto belli i siti archeologici zapotechi intorno alla citta’ soprattutto quello di Monte Alban … e molto belle le montagne intorno alla citta’.
Beh … una cittadina da vivere e visitare sicuramente …. ma poi si riparte !!!!